Il racconto non ha lo scopo di insegnare,
ma di evocare significati di cui ognuno è portatore...
Un racconto è come uno specchio!


RACCONTI... per tutti!

 

 

 

 

Il pellegrino e i tre spaccapietre

(Bruno Ferrero)
Durante il Medioevo, un pellegrino aveva fatto voto di raggiungere un lontano santuario, come si usava a quei tempi.
Dopo alcuni giorni di cammino, si trovò a passare per una stradina che si inerpicava per il fianco desolato di una collina brulla e bruciata dal sole. Sul sentiero spalancavano la bocca grigia tante cave di pietra. Qua e là degli uomini, seduti per terra, scalpellavano grossi frammenti di roccia per ricavare degli squadrati blocchi di pietra da costruzione.
Il pellegrino si avvicinò al primo degli uomini. Lo guardò con compassione. Polvere e sudore lo rendevano irriconoscibile, negli occhi feriti dalla polvere di pietra si leggeva una fatica terribile. Il suo braccio sembrava una cosa unica con il pesante martello che continuava a sollevare ed a battere ritmicamente.
"Che cosa fai?", chiese il pellegrino.
"Non lo vedi?" rispose l'uomo, sgarbato, senza neanche sollevare il capo. "Mi sto ammazzando di fatica".
Il pellegrino non disse nulla e riprese il cammino.
S'imbatté presto in un secondo spaccapietre. Era altrettanto stanco, ferito, impolverato.
"Che cosa fai?", chiese anche a lui, il pellegrino.
"Non lo vedi? Lavoro da mattino a sera per mantenere mia moglie e i miei bambini", rispose l'uomo.
In silenzio, il pellegrino riprese a camminare.
Giunse quasi in cima alla collina. Là c'era un terzo spaccapietre. Era mortalmente affaticato, come gli altri. Aveva anche lui una crosta di polvere e sudore sul volto, ma gli occhi feriti dalle schegge di pietra avevano una strana serenità.
"Che cosa fai?", chiese il pellegrino.
"Non lo vedi?", rispose l'uomo, sorridendo con fierezza. "Sto costruendo una cattedrale".
E con il braccio indicò la valle dove si stava innalzando una grande costruzione, ricca di colonne, di archi e di ardite guglie di pietra grigia, puntate verso il cielo.

Un pacchetto di biscotti.


Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d'attesa di un grande aeroporto.
Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di comprare un
libro per ammazzare il tempo.
Compro' anche un pacchetto di biscotti.
Si sedette nella sala VIP per stare piu tranquilla.

Accanto a lei c'era la sedia con i biscotti e dall'altro lato un signore
che stava leggendo il giornale.
Quando lei comincio' a prendere il primo biscotto, anche l'uomo ne
prese uno, lei si senti' indignata ma non disse nulla e continuo' a
leggere il suo libro.
Tra se' penso' 'ma tu guarda se solo avessi un po piu' di coraggio gli avrei
gia' dato un pugno...'
Cosi' ogni volta che lei prendeva un biscotto, l'uomo accanto a lei,
senza fare un minimo cenno ne prendeva uno anche lui. Continuarono
fino a che non rimase solo un biscotto e la donna penso' 'ah, adesso voglio
proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti!!' L'uomo prese
l'ultimo biscotto e lo divise a meta'!

'Ah!, questo e' troppo' penso' e comincio a sbuffare indignata, si
prese le sue cose, il libro, la sua borsa e si incammino' verso l'uscita
della sala d'attesa.
Quando si senti' un po' meglio e la rabbia era passata, si sedette in una
sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l'attenzione ed evitare
altri dispiaceri.
Chiuse il libro e apri' la borsa per infilarlo dentro
quando................. nell'aprire la borsa
vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno.

Senti' tanta vergogna e capi' solo allora che il pacchetto di biscotti
uguale al suo era di quell' uomo seduto accanto a lei che pero' aveva
diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, nervoso o superiore,
al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si sentiva ferita nell'orgoglio.

LA MORALE:

Quante volte nella nostra vita mangeremo o avremo mangiato i biscotti di un
altro senza saperlo?
Prima di arrivare ad una conclusione affrettata e prima di pensare male delle persone,
GUARDA attentamente le cose, molto spesso non sono come sembrano!!!!

Esistono 5 cose nella vita che non si RECUPERANO:
Una pietra dopo averla lanciata
Una parola dopo averla detta
Un'opportunita' dopo averla persa
Il tempo dopo esser passato
L'amore per chi non lotta

Qualcuno una volta ha detto:
'Lavora come se non avessi bisogno dei soldi.
Ama come se nessuno ti abbia mai fatto soffrire.
Balla come se nessuno ti stesse guardando.
Canta come se nessuno ti stesse sentendo.
Vivi come se il Paradiso fosse sulla Terra.'

 

Deus caritas est

C'era una volta l'Amore... L'Amore abitava in una casa pavimentata di stelle e adornata di sole. Un giorno l'Amore pensò a una casa più bella. Che strana idea quella dell'Amore! E fece la terra, e sulla terra, ecco fece la carne e nella carne ispirò la vita e, nella vita, impresse l'immagine della sua somiglianza.
E la chiamò uomo! E dentro l'uomo, nel suo cuore, l'Amore costruì la sua casa: piccola ma palpitante, inquieta, insoddisfatta come l'Amore. E l'Amore andò ad abitare nel cuore dell'uomo e ci entrò tutto là dentro, perché il cuore dell'uomo è fatto di infinito.
Ma un giorno... l'uomo ebbe invidia dell'Amore. Voleva impossessarsi della casa dell'Amore, la voleva soltanto e tutta per sé, voleva per sé la felicità dell'Amore come se l'Amore potesse vivere da solo. E l'Amore fu scacciato dal cuore dell'uomo. L'uomo allora cominciò a riempire il suo cuore, lo riempì di tutte le ricchezze della terra, ma era ancora vuoto. L'uomo, triste, si procurò il cibo col sudore della fronte, ma era sempre affamato e restava con il cuore terribilmente vuoto. Un giorno l'uomo... decise di condividere il cuore con tutte le creature della terra. L'Amore venne a saperlo... Si rivestì di carne e venne anche lui a ricevere il cuore dell'uomo. Ma l'uomo riconobbe l'Amore e lo inchiodò sulla croce. E continuò a sudare per procurarsi il cibo. L'Amore allora ebbe un'idea: si rivestì di cibo, si travestì di pane e attese silenzioso. Quando l'uomo affamato lo mangiò, l'Amore ritornò nella sua casa... nel cuore dell'uomo. E il cuore dell'uomo fu riempito di vita, perché la vita è Amore.


 

Una storia racconta di due amici che camminavano nel deserto.
In qualche momento del viaggio cominciarono a discutere, ed un amico diede uno schiaffo all'altro, questi addolorato, ma senza dire nulla, scrisse nella sabbia:
IL MIO MIGLIORE AMICO OGGI MI HA DATO UNO SCHIAFFO.
Continuarono a camminare, finché trovarono un'oasi, dove decisero di fare un bagno. L'amico che era stato schiaffeggiato rischiò di affogare, ma il suo amico lo salvò.
Dopo che si fu ripreso, scrisse su una pietra:
IL MIO MIGLIORE AMICO OGGI
MI HA SALVATO LA VITA.
L'amico che aveva dato lo schiaffo e aveva salvato il suo migliore amico domandò: Quando ti ho ferito hai scritto nella sabbia, e adesso lo fai su una pietra. Perché?
L'altro amico rispose: quando qualcuno ci ferisce dobbiamo scriverlo nella sabbia, dove i venti del perdono possano cancellarlo.
Ma quando qualcuno fa qualcosa di buono per noi, dobbiamo inciderlo nella pietra, dove nessun vento possa cancellarlo.
IMPARA A SCRIVERE LE TUE FERITE NELLA SABBIA ED A INCIDERE NELLA PIETRA LE TUE GIOIE.


 

Un giovane discepolo andò dal saggio e gli disse: "Maestro ditemi una parola". Dopo un po' di silenzio, il saggio disse così: "Quando un uomo ama e sa di essere amato è la persona più felice di questo mondo". "Ma come s'impara ad amare?" Riprese il discepolo con gli occhi pieni d'entusiasmo. "Beh", rispose il saggio, "potresti iniziare a mettere in pratica queste regole:

1) Non dare mai un'immagine falsa di se stessi.
2) Dire sempre di sì, quando è sì, e no, quando è no.
3) Mantenere la parola data, anche e soprattutto se costa.
4) Non classificare le persone in buone o cattive, stupide o intelligenti,
simpatiche o antipatiche.
5) Accogliere degli altri non solo i pregi ma anche i difetti.
6) Esercitarsi a perdonare. Riprendere il rapporto anche dopo delusioni e tradimenti.
7) Dare sempre agli altri qualcosa di Dio, senza nascondere i propri difetti.
8) Imparare a chiedere scusa, quando ci si accorge di aver sbagliato.
9) Condividere gli amici, vincendo la gelosia. Evitare amicizie possessive e chiuse.
10) Dare agli altri anche quando gli altri non possono darci niente."
Il discepolo, con uno sguardo che nel frattempo era diventato perplesso, disse: "Sono regole belle ma difficili da vivere!" "Perché, chi ti ha detto che amare è facile?", rispose il saggio. "Non esiste l'amore facile, non esiste l'amore a buon mercato.Non esiste la felicità facile, non esiste la felicità comprata a prezzi di saldo.
Tutti cercano l'amore ma pochi sono disposti a pagare il prezzo per ottenerlo: la costanza ed il sacrificio!
Tu mi hai chiesto di dirti una parola. Io ti ho detto molto di più.
Ti ho tradotto in pratica qualche parola del Vangelo.
Ti ho indicato la Via, la Verità, la Vita. Ti ho dato il seme della Parola di Dio.
Dipende da te ora, da quanto è grande il tuo desiderio di amare e di essere amato.
Da quanto è grande il tuo desiderio di essere felice".

La parabola dei vetri colorati
Uscirono dalla vetreria lo stesso giorno. Gli operai le trattarono con attenzione e cautela. Le impilarono tra morbidi panni e poi le riposero in una cassa immerse i soffici materiali antiurto. Erano sei lastre di vetro colorato. Lastre bli, verde, fuxsia, giallo, rosso, viola.

Blu: "avete visto come ci trattatno?"
Giallo: "Siamo certamente tra le cose più preziose dell'universo!"
Rosso: "I migliori tra i migliori però siamo noi! Siamo il colore del sangue, della vita, della lotta"
Verde: "I rossi si credono sempre speciali!"
Fuxsia: "Sono solo dei palloni gonfiati!"

La cassa fu chiusa, sollevata, caricata su qualcosa di veloce e puzzolente. Le lastre, timorose e sorprese, tacquero per un po'. Il viaggio fu lungo, ma alla fine la cassa tornò ad essere posata sulla salda terra e aperta.

Tutte: "Finalmente un po' d'aria!"

Si trovavano in un grande stanzone, formicolante di operai indaffarati. Uno di essi afferrò la prima lastra, quella blu, e tracciò sulla sua superficie degli strani ghirigori.

Blu: "Ehi! Smettila di farmi il solletico!"

Ma l'uomo impugnò uno strumento affilato e cominciò a tagliare la lastra in frammenti di varie dimensioni.

Blu: "No! Non rompermi, non rompermi!"
Tutte: "Qui ci fanno a pezzi!"
Rosso: "Facciamo sciopero!"

Ma non servì a niente. Una dopo l'altra furono fatte a pezzi. Solo la lastra viola, facendo finta di niente, riuscì a nascondersi dietro un armadio.
Gli operai raccolsero i pezzi di vetro e li disposero attentamente su un grande tavolo. Un pezzo rosso e uno giallo si trovarono a contatto e cominciarono a litigare.

"Non voglio stare vicino a questo qui!" Protestavano il pezzo giallo e quello rosso.
"State lontano profeti di sventure!" Gridavano i gialli ai verdi.

Ma i solerti operai non avevano finito e tra frammento e frammento fecero scorrere una lama ardente di piombo fuso che saldò in modo indissolubile un pezzo di vetro all'altro.
Questa volta i pezzi di vetro colorato non ebbero neanche la forza di protestare. Si rassegnarono.
Il loro destino era segnato per sempre.

Seguirono altri trasferimenti, altre sistemazioni. Si trovarono in una specie di cantina buia, sotto una grande volta.

"Qui siamo tutti uguali: grigi e squallidi. Così va la vita" sospirò un pezzo di giallo.
Giocarono un po' agli indovinelli per passar eil tempo ma si annoiavano e si addormentarono.
Poi arrivò la luce.
Furono svegliati da una sfilza di " ohhhhhhhh ohhhhhh ohhhhh"
Meravigliati, videro davanti a loro una folla che si accalcava con il naso all'insù. Gli occhi della gente erano sgranati per lo stupore.
E nei loro occhi i vetri si rispecchiavano e poterono vedersi per la prima volta.
Ammutolirono per la sorpresa: erano diventati una sbalorditiva vetrata multicolore che rappresentava una splendida Madonna con il bambino Gesù in braccio.
La luce del sole, che li aveva inondati, faceva risaltare ogni colore in tutta la sua intensità.
"Gente, siamo una bomba!" gridarono i rossi.
"Tutti insieme, effettivamente facciamo un certo effetto" replicarono i verdi.
"Puoi ben dirlo, fratello" esclamò il giallo. Non aveva mai chiamato 'fratello' nessuno.
Finalmente i pezzi di vetro, nel loro piccolo colorato cuore, erano felici e appagati. Insieme avevano capito il motivo per cui erano stati creati.
E la lastra viola?
La trovarono alcuni mesi dopo, dietro l'armadio. Era coperta di polvere e, non sapendo che farsene, la buttarono nella discarica.

 

 

Abramo e l'angelo
(leggenda popolare)
Abramo, ormai vecchissimo, era seduto su una stuoia nella sua tenda di capo tribù,
quando vide sulla pista del deserto un angelo venirgli incontro.
Ma quando l'angelo gli si fu avvicinato, Abramo ebbe un sussulto: non era l'angelo della vita, era l'angelo della morte.
Appena gli fu di fronte Abramo si fece coraggio e gli disse: "Angelo della morte, ho una domanda da farti: io sono amico di Dio, hai mai visto un amico desiderare la morte dell'amico?".
L'angelo rispose: "Sono io a farti una domanda: hai mai visto un innamorato rifiutare l'incontro con la persona amata?".
Allora Abramo disse: "Angelo della morte, prendimi".


Il cucchiaino
(Bruno Ferrero, Il segreto dei pesci rossi)
Una vecchietta serena, sul letto d'ospedale, parlava con il parroco che era venuto a visitarla.
"Il Signore mi ha donato una vita bellissima. Sono pronta a partire".
"Lo so" mormorò il parroco.
"C'è una cosa che desidero. Quando mi seppelliranno voglio avere un cucchiaino in mano".
"Un cucchiaino?". Il buon parroco si mostrò autenticamente sorpreso. "Perché vuoi essere sepolta con un cucchiaino in mano?".
"Mi è sempre piaciuto partecipare ai pranzi e alla cene delle feste in parrocchia. Quando arrivavo al mio posto guardavo subito se c'era il cucchiaino vicino al piatto. Sa che cosa voleva dire? Che alla fine sarebbero arrivati il dolce o il gelato".
"E allora?".
"Significava che il meglio arrivava alla fine! E proprio questo che voglio dire al mio funerale. Quando passeranno vicino alla mia bara si chiederanno: Perché quel cucchiaino? Voglio che lei risponda che io ho il cucchiaino perché sta arrivando il meglio".

 

TESORI NASCOSTI…
"Una notte il rabbino Isacco, figlio di Ezechiele, che abitava poveramente a Cracovia ricevette in sogno l'ordine di recarsi nella lontana Praga e una volta laggiù scavare sotto un ponte che portava al palazzo del re, vi avrebbe trovato un tesoro nascosto.
Egli all'inizio non prese sul serio quel sogno, ma poiché si ripeté uguale quattro o cinque volte, infine decise di mettersi in cammino in cerca del tesoro.
Quando però arrivò al ponte, scoprì con sgomento che il ponte era sorvegliato giorno e notte dai soldati.
E siccome giorno dopo giorno si recava al ponte senza avere il coraggio di scavare nel punto indicato, alla fine fu notato dal capitano delle guardie, il quale gli si avvicinò e gli chiese amichevolmente se per caso avesse perso qualcosa o se aspettasse qualcuno.
Il rabbino, imbarazzato com'era, gli raccontò del sogno che lo aveva spinto fin lì dal suo lontano paese. Il capitano scoppiò a ridere: "Ma davvero tu hai fatto tutta questa strada a piedi per dar retta a un sogno? Stai fresco a fidarti dei sogni...
Allora anch'io, per dar retta a un sogno che faccio ripetutamente, avrei dovuto recarmi nella lontana Cracovia, in casa di un ebreo di nome Isacco, figlio di Ezechiele, per cercare un tesoro sotto la sua stufa...
a casa di Isacco di Ezechiele! In una città dove la metà degli uomini si chiamano Isacco di nome e l'altra metà Ezechiele di cognome! Ora starei ancora a mettere a soqquadro quasi tutte le case della città!" E scoppiò di nuovo a ridere.
Isacco allora lo salutò, tornò a casa sua e da sotto la sua stufa dissotterrò il tesoro con il quale costruì poi una sinagoga e visse agiatamente".

FILOSOFIA di VITA

Un professore di filosofia, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso vasetto di marmellata vuoto e cominciò a riempirlo con dei sassi.
Una volta fatto chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno ed essi risposero di sì.
Allora il professore tirò fuori una scatola piena di piselli, li versò dentro il vasetto e lo scosse delicatamente.
Ovviamente i piselli si infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi.
Ancora una volta il professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno ed essi, ancora una volta, dissero di sì.
Allora il professore tirò fuori una scatola piena di sabbia e la versò dentro il vasetto. Ovviamente la sabbia riempì ogni altro spazio vuoto lasciato e coprì tutto.
Ancora una volta il professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno e questa volta essi risposero di sì, senza dubbio alcuno.
Allora il professore tirò fuori, da sotto la scrivania, 2 lattine di birra e le versò completamente dentro il vasetto, inzuppando la sabbia.
Gli studenti risero.
"Ora", disse il professore non appena svanirono le risate, "voglio che voi capiate che questo vasetto rappresenta la vostra vita.
I sassi sono le cose importanti - la vostra famiglia, i vostri amici, la vostra salute, i vostri figli - le cose per le quali se tutto il resto fosse perso, la vostra vita sarebbe ancora piena.
I piselli sono le altre cose per voi importanti: come il vostro lavoro, la vostra casa, la vostra auto.
La sabbia è tutto il resto… le piccole cose."
"Se mettete dentro il vasetto per prima la sabbia," continuò il professore "non ci sarebbe spazio per i piselli e per i sassi.
Lo stesso vale per la vostra vita. Se dedicate tutto il vostro tempo e le vostre energie alle piccole cose, non avrete spazio per le cose che per voi sono importanti".
Dedicatevi alle cose che vi rendono felici: giocate con i vostri figli, portate il vostro partner al cinema, uscite con gli amici.
Ci sarà sempre tempo per lavorare, pulire la casa, lavare l'auto.
Prendetevi cura dei sassi per prima - le cose che veramente contano.
Fissate le vostre priorità… il resto è solo sabbia."
Una studentessa allora alzò la mano e chiese al professore cosa rappresentasse la birra.
Il professore sorrise.
"Sono contento che me l'abbia chiesto. Era giusto per dimostrarvi che non importa quanto piena possa essere la vostra vita, perché c'è sempre spazio per un paio di birre."

 

 

…essere e sembrare…
(nuovo racconto dei ragazzi in cerca dei contenuti della vita)


Dopo l'incontro con i proprietari di giardini tanto diversi e col Medico che coltivava erbe velenose per trarne importanti farmaci) i ragazzi nel loro cammino scorsero una profonda cavità nel fianco della collina: 'una caverna!', esclamarono eccitati. E s'incamminarono per vedere più da vicino. E vicini che furono , si accorsero che sulla soglia c'era un uomo al quale chiesero 'possiamo entrare?' "Certamente - rispose gentilmente l'uomo- ma vi servirà una lampada per vedere la strada". 'Ma com'è l'interno?? chiese un ragazzo. "Dipende da voi: prendete questa lanterna e vedrete da soli" affermò l'uomo che subito consegnò ai ragazzi un casco da minatore e soggiunse: 'Potete però entrare solo uno per volta, perché laggiù, ognuno deve vedere solo la luce della lampada che egli stesso porta…quella di un altro non servirebbe a niente'.
Il bambino più grande, con molta cautela, entrò nella caverna mentre il più piccolo aspettava fuori…
La lampada proiettava sulle pareti della caverna ombre paurose, ma il bambino continuava a camminare. Alla fine si fermò e disse 'Ma ci deve pur essere qualcosa di bello da vedere in questa caverna, se solo riuscissi a scoprirlo!' E mentre pronunciava queste parole tutto intorno a lui s'illuminò di una calda luce e scoprì laghetti tra le rocce, cascatelle, cristalli, stalagmiti e stalattiti: un mondo di meraviglie.
'È la mia luce!' esclamò gridando di gioia.
"la tua luce…la tua luce.." rimandò l'eco della caverna…
E il bambino subito osservò: "quello che vedo intorno dipende da me, non dalla caverna"
Tornò indietro di corsa e l'uomo che lo aspettava col fratellino all'entrata subito gli chiese: "Come sono davvero le pareti della caverna: cupe o piene di luce?" e subito aggiunse: "il mondo, le cose ecc. dipendono dalla luce che noi irraggiamo su di loro: se in noi non c'è luce, tutto diventa opaco e buio.
Così per alcune persone il mondo è sempre cupo, anche quando ci si aspetterebbe che lo vedessero preparato a festa… mentre per altre è luminoso anche quando ci pare potrebbe sembrar loro grigio!... c'è chi è sempre rabbuiato e anche se gli dici qualche cosa positiva la prende come un insulto, se gli comunichi un'idea luminosa lui te la spegne…
Cercate di dare più forza alla vostra lampada pensando all'albero che s'innalza verso il sole ma ha le radici nella buia e fredda terra: dal buio, dal profondo viene la forza…e buon cammino! -concluse l'uomo".
"Grazie, ci metteremo di grande impegno" rispose il più piccolo.


" Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male " (Rom. 12,21).
A commento del messaggio del Papa si può usare una storia di tre piccoli in cerca della felicità e della gioia. Un giorno arrivarono in cima a una collinetta e da lì videro due case, una per lato del sentiero… ma come erano diverse tra loro!
Davanti alla prima c'era un uomo imbronciato che brontolava e ansimava, mentre strappava affannosamente le erbacce dal giardino.. e anche se qua e là spuntava qualche fiore, nel complesso il giardino aveva un aspetto davvero desolato.
Di fronte c'era una casetta graziosa e sulla veranda, in mezzo ai fiori sedeva un uomo sorridente il quale invitò i bambini: 'venite avanti!'
E subito essi domandarono: 'come mai il suo giardino è così bello?'. 'venite a sedervi, e ve lo dirò' rispose in tono gentile.
'Un tempo cercavo di mantenere in ordine il giardino strappando le erbacce, ma presto mi accorsi che in questo modo non ci sarei mai riuscito. Mentre le sradicavo da una parte, ricrescevano più rigogliose dall'altra…il lavoro non finiva mai! Un po' per volta mi accorsi che ci sono dei fiori capaci di cacciare le erbacce: in poco tempo i loro semi si sparsero dappertutto, soffocarono le erbacce e ora il giardino si mantiene da solo!'
I bambini rimasero a lungo a pensare in silenzio. L'uomo sorrise loro e aggiunse: 'a che cosa state pensando?'
"Beh, disse uno, quando mi viene in mente un brutto pensiero, mi sforzo con tutto me stesso di scacciarlo, calpestarlo, allontanarlo da me, ma non riesco mai ad avere la meglio…è sempre in agguato pronto a tornare, più forte di prima. Che cosa dovrei fare?"
"Non prestargli troppa attenzione, non dargli importanza: cerca invece di occupare la mente con pensieri buoni, luminosi, e poco a poco saranno loro a scacciare i pensieri neri, li soffocheranno e li faranno morire, senza concedere loro spazio. Se qualche aspetto del tuo carattere ti rende infelice, se vivi per prendere più che per donare, cerca solo di concentrare il tuo pensiero sulla gioia del donare. E un bel giorno, guardando al passato ti accorgerai che quella brutta abitudine è sparita, semplicemente! Lo stesso vale per l'odio, e la collera, e l'egoismo, e la crudeltà, e la violenza e tutti i cattivi sentimenti!
Lascia solo che l'odio sia spazzato via dall'amore, l'egoismo dall'umiltà, la collera dalla misericordia, la crudeltà dalla bontà… i pensieri NERI da quelli pieni di LUCE.
I bambini si accorsero improvvisamente che stava facendo buio. L'uomo si voltò, prese una lanterna e l'accese e disse: 'Vedete, quando scende l'oscurità non servirebbe a niente cerca di scacciarla e lottare contro di essa, ma è possibile riempirla di luce!'
"È davvero una bella idea, dissero i bambini, un'idea luminosa!"
E l'uomo: se darete vita a tante cose buone, il male non avrà più spazio… e se tenterete di scacciarlo, continuerà a scivolarvi tra le dita come se cercaste di stringere in pugno una banana marcia.
Il giorno dopo i bambini salutarono e ringraziarono l'uomo saggio e mentre stavano per riprendere il cammino si accorsero di una terza casetta, un po' appartata nel bosco e chiesero: e laggiù chi ci vive?
Rispose l'uomo: un MEDICO molto bravo, coltiva piante velenose per trarne preziose medicine: è la terza strada per vincere il male, trasformarlo in bene, ma solo LUI ci riesce...

Un giorno.....

Un giorno, un uomo non vedente stava seduto sui gradini di un
edificio con un cappello ai suoi piedi ed un cartello recante la
scritta: "Sono cieco, aiutatemi per favore".
Un pubblicitario che passeggiava lì vicino si fermò e notò che
aveva solo pochi centesimi nel suo cappello.
Si chinò e versò altre monete.
Poi, senza chiedere il permesso dell'uomo, prese il cartello, lo
girò e
scrisse un'altra frase.
Quello stesso pomeriggio il pubblicitario tornò dal non vedente e
notò che il suo cappello era pieno di monete e banconote.
Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo e chiese se non fosse
stato lui ad aver riscritto il suo cartello e cosa avesse
scritto.
Il pubblicitario rispose "Niente che non fosse vero. Ho solo
riscritto il
tuo in maniera diversa", sorrise e andò via.
Il non vedente non seppe mai che ora sul suo cartello c'era
scritto:
"Oggi è primavera...ed io non la posso vedere."

> > MORALE:
Cambia la tua strategia quando le cose non vanno bene e vedrai
che sarà per il meglio.
Abbi fede: ogni cambiamento è il meglio per la nostra vita.

La mando a tutte le persone che, secondo me, meritano di vedere
la primavera, anche se a volte è dura...
La mando a tutte le persone che vorrei vedere sorridere sempre,
perché con un piccolo sorriso si può rendere migliore il mondo.
buona giornata a tutti!!!

L'inverno dei ricci

Si narra che un giorno venne ad abitare nella foresta una famiglia di ricci. Le bestiole trascorsero l'estate divertendosi sotto gli alberi, giocando a nascondino tra i fiori, dando la caccia agli insetti e dormendo di notte sul soffice letto del muschio. Un'estate bellissima.
Un mattino videro tante foglie secche ai piedi degli alberi: era l'annuncio dell'autunno. La temperatura si abbassò, gli alberi si spogliarono e ben presto cominciarono i rigori dell'inverno. La notte soprattutto faceva tanto freddo. I poveri ricci tremavano e non riuscivano a chiudere occhio. Videro che gli uccelli si tenevano caldo l'uno con l'altro, anche i conigli e le marmotte e le talpe.. .Fu così che decisero di stringersi l'uno accanto all'altro per riscaldarsi. Fu un'esperienza traumatica: si ferirono l'uno con l'altro con i loro aghi. Per un po' stettero lontano gli uni dagli altri, ma alla lunga decisero di tentare di nuovo di avvicinarsi. Questa volta con dolcezza, ritirando i loro aculei e cercando la posizione giusta per non pungersi. Ci riuscirono.
Le notti continuavano ad essere lunghe e fredde, ma ora, insieme, erano in grado di ottenere un minimo di calore e di poter dormire.


 

pasquali

Un padre anziano, giunto ormai alla fine dei suoi giorni, chiamò a sè i figli per consegnare loro il segreto della 'sua vigna' in cui aveva nascosto un tesoro. I figli che non avevano la passione per la viticultura, e che nel corso degli anni non avevano mai aiutato il padre nei lavori presentando mille scuse, dopo la morte del padre si precipitarono nella vigna per cercarvi il tesoro. Ora la situazione di quella vigna in stato di abbandono era davvero fatiscente. Così i figli per poter scavare dovettero tagliare i tralci e sistemare tante cose... ma nessun tesoro. Tuttavia dopo qualche mese, in seguito alla loro ricerca che sanò e rese feconda la vigna, i figli poterono vedere un raccolto buono e abbondante: la vigna coltivata era il tesoro !
Qualcosa del genere dovrebbe succedere a Pasqua...

RITENTARE

Tre rane…
Spinte dalla fame e dalla sete, tre rane non poterono resistere di fare un tuffo in un secchio semipieno di latte… ma dopo l'abbuffata tutte e tre si trovarono di fronte all'enorme problema di tornare nel territorio di sempre: lo stagno.
Le lucide pareti del secchio mandarono a vuoto i primi tentatici di uscita e sgambettando nel latte le tre rane cominciarono una riflessione su come fare.
La prima, facile alla depressione e allo scoraggiamento si lasciò andare e annegò…
La seconda, intellettualmente preparata e con alte motivazioni d'efficacia nella risoluzione dei problemi, fece tutti i calcoli possibili per progettare un salto d'uscita. Ma i dati del problema in quella situazione si dimostrarono irrisolvibili e frustrata nelle sue capacità si lasciò annegare…
La terza continuò per tutto il tempo ad agitarsi e a muoversi, lottando tra i latte e le pareti… e a un certo punto sotto le sue zampe di formò una leggera ma sufficientemente consistente piattaforma di burro che le consentì quel famoso punto di appoggio della salvezza.
Perché arrendersi?
Perché rinunciare ai tentatiti?

 

Il vero tesoro è l'altro

Due amici si ritrovarono dopo una lunga separazione.
Uno era diventato ricco, l'altro era povero.
Mangiarono insieme, e rievocarono i ricordi comuni.
Poi il povero si addormentò.
L'amico, colmo di compassione,
prima di partire gli fece scivolare in tasca
un grosso diamante di valore inestimabile.
Ma al risveglio il povero non trovò quel tesoro e continuò la vita di sempre.
Un anno dopo le circostanze fecero nuovamente incontrare i due amici.
"Dimmi, perché", disse il ricco all'amico,
vedendo che era ancora in miseria,
"non hai trovato il tesoro che ti avevo messo in tasca?"

Ogni incontro tra persone è un' esperienza simile.
Ogni uomo o donna che vivono con noi ci regalano tesori preziosi.
Il più delle volte però non ce ne accorgiamo...


Due angeli viaggiatori si fermarono per la notte nella casa di una famiglia molto facoltosa. La famiglia era rude e non consentì loro di fermarsi nella stanza degli ospiti della villa. Invece venne dato loro un piccolo spazio nella cantina fredda della casa. Mentre sistemavano i letti sul pavimento, l'Angelo più anziano vide una fessura nel muro e la sistemò. Quando l'Angelo più giovane chiese il perchè, quello più anziano rispose, "Le Cose non sempre sono ciò che sembrano"
La notte successiva, gli angeli andarono a riposare nella casa di una coppia molto povera, ma l'uomo e sua moglie erano molto ospitali. Dopo aver condiviso il poco cibo che la famiglia possedeva, la coppia permise agli Angeli di dormire nel loro letto dove avrebbero potuto avere una buona notte di riposo. Quando si svegliarono il giorno successivo, gli Angeli trovarono in lacrime il signore e sua moglie. L'unica mucca che possedevano, il cui latte era la loro unica entrata di soldi, giaceva morta nel campo. L'Angelo più giovane era furibondo e chiese all'Angelo più anziano, "come hai potuto permettere che accedesse? Il primo uomo aveva tutto e tu l'hai aiutato; la seconda famiglia aveva poche cose, ma era disposta a condividerle, e tu hai permesso che la loro mucca morisse".

"Le Cose non sempre sono ciò che sembrano" ripose l'Angelo più anziano. "Quando eravamo nella cantina di quella villa, ho notato che c'era dell'oro nascosto in quel buco del muro. Dato che il proprietario era ossessionato dai soldi, ho chiuso il buco così da non permettere più loro di trovare l'oro."

"Questa notte, mentre dormivamo nel letto della famiglia povera, l'angelo della morte venne in cerca della moglie del contadino e io gli ho dato la mucca. Le Cose non sempre sono ciò che sembrano"

A volte è esattamente questo ciò che accede quando le cose non sono come le volevamo…

Alcune persone arrivano nelle nostre vite e se ne vanno rapidamente…


Alcune persone
Ci diventano amiche e
Rimango con noi del tempo
Lasciando bellissime orme
Nei nostri cuori...


e non saremo più come prima perché abbiamo avuto
un buon amico!!


Ieri è storia.
Domani, un mistero.
Oggi è un regalo.
Ed è per questo che si chiama presente!

Credo che la vita sia speciale...vivila e assapora ogni momento...

Attenzione reciproca
ottobre 2003

Un giorno in cui faceva molto caldo,
un contadino che lavorava nel suo campo
colse un grappolo d'uva e cominciò a mangiarlo ma,
mentre si dissetava, pensò a sua moglie che stava facendo il pane in casa.
Forse con quel caldo avrebbe desiderato anche lei un po d'uva fresca.
Così gli portò in dono il grappolo e torno nell'orto a lavorare.
La moglie apprezzò molto il pensiero del marito, ma le venne in mente che suo figlio stava spaccando la legna.
Chissà come avrebbe gradito un po' di quell'uva fresca!
Cosi gliela portò.
Il ragazzo fu ben lieto di rinfrescarsi la gola, ma anche a lui
venne un pensiero: alla sua sorellina avrebbe fatto piacere
mangiare un po'd'uva.
Detto fatto gli regalò il grappolo. La piccola incominciò
a mangiarlo, ma alzando lo sguardo vide il papà che zappava l'orto.
Gli corse vicino e gli donò ciò che restava del grappolo.
Quando il babbo comprese che l'uva era la stessa che lui aveva raccolto,capì con gioia che ogni persona della sua famiglia era generosa e attenta ai bisogni degli altri.


 

LA LEZIONE DELLA FARFALLA

circa il metodo educativo troppo facilitante (settembre 2003)
"Un giorno, apparve un piccolo buco in un bozzolo;
un uomo che passava per caso, si mise a guardare la farfalla che per varie ore, si sforzava per uscire da quel piccolo buco.
Dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa dimensione.
Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non avesse più la possibilità di fare niente altro.
Allora l'uomo decise di aiutare la farfalla: prese un temperino ed aprì il bozzolo. La farfalla uscì immediatamente.
Però il suo corpo era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento.
L¹uomo continuò ad osservare perché sperava che, da un momento all'altro, le ali della farfalla si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che essa cominciasse a volare.
Non successe nulla! In quanto, la farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate.
Non fu mai capace di volare.
Ciò che quell'uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l'intenzione di aiutare non capiva, era che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinchè la farfalla potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali, così che essa potesse volare. Era la forma con cui Dio la faceva crescere e sviluppare.

A volte, lo sforzo é esattamente ciò di cui abbiamo bisogno nella nostra vita.
Se Dio ci permettesse di vivere la nostra esistenza senza incontrare nessun ostacolo, saremmo limitati.
Non potremmo essere così forti come siamo. Non potremmo mai volare.
Chiesi la forza...
e Dio mi ha dato le difficoltà per farmi forte.
Chiesi la sapienza...
e Dio mi ha dato problemi da risolvere.
Chiesi la prosperità...
e Dio mi ha dato cervello e muscoli per lavorare.
Chiesi di poter volare...
e Dio mi ha dato ostacoli da superare.
Chiesi l'amore...
e Dio mi ha dato persone con problemi da poter aiutare.
Chiesi favori...
e Dio mi ha dato opportunità.
Non ho ricevuto niente di quello che chiesi...
Però ho ricevuto tutto quello di cui avevo bisogno.Vivi la vita senza paura, affronta tutti gli ostacoli e dimostra che puoi superarli.


 

L'IMPORTANZA DELL'AMORE settembre 2003
(una storia per riprendere…)
C'era una volta un'isola, dove vivevano tutti i sentimenti e i valori degli uomini:
il Buon Umore, la Tristezza, il Sapere... così come tutti gli altri, incluso l'Amore.
Un giorno venne annunciato ai sentimenti che l'isola stava per sprofondare, allora prepararono tutte le loro navi e partirono, solo l'Amore volle aspettare fino all'ultimo momento.
Quando l'isola fu sul punto di sprofondare, l'Amore decise di chiedere aiuto.
La Ricchezza passò vicino all'Amore su una barca lussuosissima e l'Amore le disse:
"Ricchezza, mi puoi portare con te?"
"Non posso c'é molto oro e argento sulla mia barca e non ho posto per te."
L'Amore allora decise di chiedere all'Orgoglio che stava passando su un magnifico vascello:
"Orgoglio ti prego, mi puoi portare con te?",
"Non ti posso aiutare, Amore..." rispose l'Orgoglio, "qui é tutto perfetto, potresti rovinare la mia barca".
Allora l'Amore chiese alla Tristezza che gli passava accanto:
"Tristezza ti prego, lasciami venire con te",
"Oh Amore" rispose la Tristezza, "sono così triste che ho bisogno di stare da sola".
Anche il Buon Umore passò di fianco all'Amore, ma era così contento che non sentì che lo stava chiamando.
All'improvviso una voce disse:
"Vieni Amore, ti prendo con me"
Era un vecchio che aveva parlato.
L'Amore si sentì così riconoscente e pieno di gioia che dimenticò di chiedere il nome al vecchio. Quando arrivarono sulla terra ferma, il vecchio se ne andò.
L'Amore si rese conto di quanto gli dovesse e chiese
al Sapere:
"Sapere, puoi dirmi chi mi ha aiutato?"
"E' stato il Tempo" rispose il Sapere.
"Il Tempo?" si interrogò l'Amore, "Perché mai il Tempo mi ha aiutato?".
Il Sapere pieno di saggezza rispose:
"Perché solo il Tempo è capace di comprendere quanto l'Amore sia importante nella vita".


Il mistero della Trinità è una realtà nascosta nel cuore stesso di Dio e nel cuore dell'uomo. Racconta una storiella di come Dio privò l'uomo, dopo il peccato, dell'immenso potere che aveva. Quindi volle nascondere questo immenso potere, in modo che, da quel momento, lo avrebbe potuto trovare solo chi l'avesse cercato con tutto il cuore. Dio si consultò con altri esseri circa il luogo dove sarebbe stato opportuno nascondere quel tesoro, lontano dalla portata degli uomini superficiali. "Nascondilo molto in alto", gli dissero gli uni. "No", rispose Dio, perché, con il tempo, l'uomo salirà e lo troverà". "Nascondilo molto in basso" gli dissero altri. "No, perché l'uomo, col tempo, scenderà e lo troverà". Allora Dio disse: "Lo nasconderò dentro ciascuno di essi. Lì non verrà loro in mente di guardare". Nella solennità di oggi ci troviamo di fronte ad una sfida di Dio: trovare e fare esperienza del tesoro che abita il nostro cuore. Dio ci chiama a cercare e conoscere lui che abita in noi. La Trinità è l'intimità stessa di Dio.



Un racconto di L. Tolstoj:

Tre viandanti si trovavano insieme presso una sorgente che scaturiva dalla roccia sulla quale c'era una scritta: "La sorgente sia il tuo modello!"
I tre discussero sul significato della frase.
Il primo disse: "La sorgente, lungo il suo percorso raccoglie altre acque e diventa un grosso fiume. Anche l'uomo deve ingrossare durante la sua vita il suo capitale per diventare più ricco".
Il secondo disse: "Per me la scritta vuol dire che l'uomo nel suo modo di parlare dev'essere limpido come l'acqua di questa fonte"
Il terzo, che era un uomo saggio disse: "La sorgente dev'essere modello dell'uomo. Essa dà da bere a tutti, senza richiedere niente, fa del bene a tutti, senza aspettare alcuna ricompensa".

STORIA DEL RANOCCHIO
Un giorno si organizzò una gara tra ranocchi.       
Obiettivo
: ARRIVARE IN CIMA A UNA GRANDE TORRE
All’appuntamento con la gara si radunò tantissima gente
per tifare il ranocchio preferito…
La gara iniziò: molto probabilmente la gente accorsa non riteneva possibile che i ranocchi potessero raggiungere la cima della torre e c’era un passaparola di frasi di questo tipo:
               Che pena!
                           Non ce la faranno mai!
                   Poveri illusi!!!
Affaticati soprattutto dalle frasi di scoraggiamento i ranocchi cominciarono a desistere dal grande tentativo…

Tutti ritirati eccetto il solito ostinato e testardo imperterrito che continuava a insistere con i suoi tentativi di scalata,
            Raggiungendo alla fine la cima della torre
Tutti gli altri ranocchi volevano sapere come avesse fatto, e uno di loro (giornalista) si avvicinò per fargli la domanda di tutti…. E scoprì con sorpresa che il ranocchio vincitore era SORDO!!!
'in soldoni':
1.Non ascoltare le persone che hanno la pessima abitudine di essere ‘negative’…

2.Ricordati del ‘potere delle parole’ che ascolti o leggi: condizionano…

3.Diventa sordo a chi ti dice che ‘non puoi realizzare i tuoi sogni’!

La '' di Pasqua
C'era una volta un bambino che aveva perso la 'P' di Pasqua: gli era caduta dal quaderno e soffiata via dal vento… Era molto triste per l'accaduto, perché, come si può vivere senza la Pasqua?
Si mise a cercare la 'P' in tutte le parti: sotto il tavolo, il letto, tra i libri, in cucina… e non trovandola in casa decise di andarla a cercare fuori per le strade del mondo.
Non lontano incontrò una persona, un anziano alto e robusto, arrogante e fumava una pipa che aveva la forma di 'P'. Il ragazzo subito, dopo la iniziale esitazione gli parlò: "Signore, lei che è tanto potente e ricco, mi potrebbe dare la 'P' della sua pipa?" L'uomo gli rispose seccamente: "Vattene via, cosa farei senza questa 'P' che è il 'potere' di acquistare, di comandare? La mia 'P' la voglio per me!"
Il bambino continuò a cercare lungo il suo camminare e giunse presso un grande albero al cui tronco era appoggiata una scure a forma di 'P'. Con tanta fiducia il bambino si rivolse all'albero, che sembrava buono, e chiese: "Albero maestoso, ho perso la mia 'P' di Pasqua, mi potresti dare la tua?". "Non posso! La mia 'P' è per 'potare': potare i rami secchi perché possa continuare a crescere, rinnovarmi, irrobustirmi"
Più avanti il bambino incontrò due donne che stavano tornando dal mercato, che trascinavano la 'P' del peso delle loro borse. "Gentili signore, mi potreste dare la 'P' del vostro peso?" disse il bimbo. Le donne trafelate risposero: "No, la nostra 'P' è troppo pesante per te: è la 'P' del pulire, del passare lo straccio, dell'impastare il pane…non possiamo cedertela".
Stanco di camminare il bambino quando giunse ad un grande prato, si sedette e subito si accorse della grande 'P' di prato appunto. E anche il prato, di fronte alla richiesta del piccolo rispose con un rifiuto: "Mi rincresce, ma non posso darti la 'P', sto aspettando che germoglino le piante…"
Deluso e triste il bambino alla fine decise di tornarsene a casa senza aver trovato che gli offrisse la 'P' che cercava per la sua Pasqua.
Ma improvvisamente si vide venire incontro un vecchio ricurvo sotto il peso di un grande pacco.
"Nonno, mi daresti la 'P' del tuo pacco? Ti aiuterò a portarlo!" Il vecchio si fermò stupito e disse: "Sei un bravo ragazzo! Ma voglio dirti una cosa: vedi questo pacco? Pesa moltissimo perché è tutto pieno di 'P' e io sto andando in un posto dove c'è di bisogno di una sola 'P': la 'P' di pace. Tutte le altre 'P' te le regalo!"
Allora il bimbo infilò le mani nel pacco e le tirò subito fuori piene di 'P' di tutte le forme e di tutti i colori e le lanciò felice in aria.
C'era la 'P' del pensare agli altri, quella di pazienza, quella di perdono, quella di preghiera, quella di pace…
Le 'P' ricadevano come pioggia attesa dal prato, dal bosco, dalla gente incontrata… e tutto cambiava: l'egoista distribuiva i beni in carità, le donne lavoravano cantando, l'albero appariva trasformato…
Nel fondo del sacco il bambino trovò la 'P' più luminosa di tutte, corse a casa e la mise nel suo quaderno: ora era finalmente Pasqua nel mondo!

Dinosauri, brontosauri, diplodocus, tirannosauri,ittiosauri:
per milioni di anni i grandi rettili sono stati i padroni incontestati del mondo.
Alcuni pesavano 40 tonnellate, altri erano più alti di un'odierna casa di cinque piani e questi giganti popolavano la terra, il cielo e il mare
sempre perfettamente sicuri di sé.
Nel giro di qualche millennio (un batter d'occhio geologico!) scompaiono dal mondo.
Perché?
Accanto alle spiegazioni scientifiche di 'quark' o della 'macchina del tempo' (es. la caduta di un grosso asteroide... un inverno prolungato...) si aggiunge una spiegazione 'strutturale':
questi animali avevano una testa troppo piccola per un corpo cresciuto a dismisura! E morirono di fame perché la loro bocca non bastava ad alimentare il loro gigantismo...
Nonostante questa lezione evolutiva si continua a sognare dinosauri (nelle strutture, sovrastrutture, infrastrutture...) e ancora si constata: quanti morti di fame!

 

La colomba e la cinciallegra
"dimmi quanto pesa un fiocco di neve?" domandò la cinciallegra alla colomba. Meno di niente rispose la colomba. La cinciallegra allora, le raccontò una storia:
"Riposavo su un ramo di pino quando cominciò a nevicare. Non una bufera, ma una nevicata lieve, tranquille come un sogno sereno. Non avendo niente da fare cominciai a contare i fiocchi di neve che cadevano sul ramo sul quale stavo. Ne caddero 2567. E quando lentamente e leggermente si posò il fiocco n° 2568 il ramo si ruppe"
Detto questo la cinciallegra volò via. La colomba, un'autorità da sempre in materia di pace, fin dai tempi di Noè, fece la seguente riflesione:
"Manca forse solo qualche persona perchè tutto il mondo pimbi nella pace?"

La storia dell'arcobaleno
Una volta, tanti tanti anni fa, tutti i colori del mondo cominciarono a litigare; ognuno sosteneva di essere il migliore, il più importante, il più utile, il preferito.
Il verde disse: "è chiaro che il più importante sono io! Sono simbolo della vita e della speranza. Sono il color dell'erba, degli alberi, delle foglie. Senza di me tutti gli uomini e gli animali morirebbero".
Il blu lo interruppe: "tu stai guardando solo la terra, ma pensa al mare e al cielo. Io sono il colore delle due cose più belle e più grandi!"
Il giallo rise sotto i baffi: "siete tutti così seri! Io porto il sorriso, l'allegria, il caldo nel mondo. Io sono il colore del sole, della luna, delle stelle"
L'arancio alzò la voce e disse: "io sono il colore della salute e della forza. Trasporto tutte le vitamine più importanti. Pensate alla carota e alla zucca, al mango e alla papaia".
Il rosso non poté sopportare più a lungo questi discorsi: "io sono il sovrano di tutti voi. Il colore del sangue, e il sangue è vita! Sono il colore della passione e dell'amore, il colore della rosa, della stella di natale, del papavero".
Anche il porpora si alzò in tutta la sua altezza. Era molto alto e parlò con grande enfasi: "io sono il colore della sovranità e del potere. Re, capi e vescovi hanno sempre scelto me perché io sono il segno dell'autorità e della saggezza. Tutti mi ascoltano e mi obbediscono".
L'indaco parlò più pacatamente di tutti gli altri, ma con la stessa determinazione: "pensate a me. Sono il colore del silenzio. Io rappresento il pensiero e la riflessione, la luce del crepuscolo e le acque profonde".
E così tutti i colori continuarono con le loro vanterie, quando a d un tratto, un tuono potente li fece sussultare. Dopo un po' una pioggia torrenziale cominciò a scrosciare. I colori si acquattarono tutti presi dalla paura e si raccolsero vicini l'uno all'altro per farsi forza.
Allora parlò la pioggia: "voi colori siete sciocchi; vi azzuffate, cercando di dominarvi! Non sapete che è Dio ad avervi creato? Ognuno con il suo compito unico, diverso, insostituibile. Egli vi ama tutti, vi vuole tutti. Prendetevi per mano e venite con me. Egli vi stenderà tutt'intorno nel cielo in un meraviglioso arco di colori allegri"
Da quel giorno, ogni volta che piove, Dio mette un arcobaleno lassù in alto.
Quando lo vediamo ci dovremmo ricordare che egli vuole che facciamo pace...

I GOMITOLI COLORATI
C'era una volta in una piccola città un negozio chiamato Arcobaleno perchè sui suoi scaffali erano allineati tanti soffici gomitoli di lana di tutti i colori: giallo, rosso, verde , azzurro ... un vero arcobaleno!
Però questi gomitoli non facevano che litigare fra di loro. "Io, giallo, sono il più bello perchè ho il colore del sole e del risotto allo zafferano!".. "No , io azzurro, ho il colore del cielo, e "io rosso, ho il colore di un bel campo di papaveri".. e così via finchè un giorno, la padrona del negozio, stanca di tutto quello strepitare decise di cercare qualcuno che mettesse fine a tanti litigi.
Si presentarono tanti bambini, tutti armati di grossi e tondi ferri da maglia....incominciarono a prendere chi un gomitolo, chi un altro e iniziarono a lavorare.
Arrivò anche qualche nonna ad aiutarli...
I gomitoli , prima sorpresi e preoccupati, capirono presto che nessuno di loro era il più bello, ma che lo sarebbero diventati tutti, unendosi uno con l'altro. Così cominciarono a saltare da un bimbo all'altro. Un po' di rosso qua , due giri di blu là , un tocco di verde, un po' di bianco... Sapete come andò a finire la storia? Nacquero copertine, sciarpe e golfini multicolori che servirono a riscaldare i bambini di tutto il mondo e i gomitoli, felici di essere serviti a questo, non litigarono mai più!

più delle facili 'conclusioni moraleggianti' è utile TESSERE...
con i colori della storia umana...

Pace e le sue sorelle
Quando il mondo iniziò ad esistere, quando il grande sole giallo riscaldava la terra e di notte la bianca luna tutto illuminava, nacquero in una tiepida mattina d'autunno Pace e le sue sorelle.
Adagiate su una foglia di ninfea che faceva loro da culla, le piccole creature del bene si guardavano intorno incuriosite da tanta bellezza: prati verdeggianti, animali liberi, un cielo azzurro e pulito, cascate limpide e cristalline.
Quando Felicità svolazzava nei prati, era solita fare a gara con le farfalle a chi raggiungeva prima la grande quercia.
E dove passava lei era felicità ovunque.
Armonia, poi, amava dondolarsi pigramente su un'altalena di liane, canticchiando dolci melodie ai suoi amici animali che, catturati da tanta soavità, rimanevano ore ed ore ad ascoltare quella meravigliosa voce.
E quando cantava lei era armonia ovunque.
Di notte Silenzio raggiungeva a piedi nudi la collina e, seduta sull'erba baciata dalla rugiada, rimirava quel paesaggio incantevole rischiarato da luna e stelle e ne assaporava la quiete.
E quando il sonno la rapiva, era silenzio ovunque.
Amore e Amicizia insegnavano agli abitanti di quel paradiso ad ascoltare il proprio cuore e ad essere sempre pronti ad aiutarsi a vicenda.
E quando parlavano loro, tutti si volevano bene ovunque.
Pace, dal canto suo, regnava sovrana ed era tanto felice nel vedere che era facile mantenere quell'equilibrio così ben costruito dal Buon Dio.
E fino a che lei regnò vi fu pace su tutta la Terra.
Poi arrivò l'uomo. Era un essere umile e buono, rispettoso e gentile verso i suoi simili: ma non fu così a lungo.
L'uomo iniziò a coltivare dentro di sé il seme della gelosia e dell'invidia, voleva possedere sempre più cose per essere il padrone indiscusso su tutto.
Gelosia, Invidia e Potere, creature del male senza fissa dimora, giunsero nel regno di Pace e tutto distrussero.
E al loro passaggio vi fu desolazione ovunque.
Infine arrivò Guerra, e dopo lei Tristezza. Il mondo si tinse dei toni del nero, gli animali cercavano riparo nei boschi, l'uomo si scagliava contro i suoi fratelli, disseminando dolore ovunque.
Pace e le sue sorelle piansero per giorni e giorni, non trovando il modo per rimettere ordine sulla Terra.
In disparte, in un cantuccio, se ne stavano silenziose le due sorelline più piccole, Uguaglianza e Fratellanza, timide e un po' impaurite.
Pace fissò a lungo i loro occhi e, avvicinandosi, disse: "E' giunto il tempo di far sentire la vostra voce.
Il mondo così sta morendo: l'uomo lo sta rovinando con le sue stesse mani e noi dobbiamo fermarlo.
A me sta a cuore il futuro dei bambini che così non avranno più case, patiranno la fame e non giocheranno più.
Il loro mestiere è quello di fare i bambini, non vivere tra lo scempio delle guerre dei grandi".
Uguaglianza e Fratellanza partirono subito. Anche Amore si unì alle due sorelle.
Dall'alto, lo scenario era tanto triste: guerra e dolore ovunque.
"Dove saranno i bambini?" si domandavano.
Poi li videro: chiusi nelle case con le loro mamme, senza sorriso, spaventati. "Ci pensiamo noi, piccoli. Venite, seguiteci, fate presto e non abbiate paura!" disse a gran voce Amore.
E così, poco a poco, si formò una catena di bambini che via via diventava sempre più forte e sempre più lunga: un vero e proprio esercito di chiassosi bimbi.
Al loro passaggio, come per magia, la terra si ricopriva di profumati fiori: fiori ovunque.
Fiori che uscivano dai fucili, dalle macchine da guerra.
Fiori nelle stanze dei bottoni, fiori che cadevano dagli aerei in volo come una pioggia colorata.
Gli uomini così non poterono più fare la guerra e finalmente capirono e si vergognarono tanto per ciò che avevano fatto.
Riposero le armi e la cattiveria e ritornarono nelle loro case, dalle loro famiglie.
Pace tornò così a regnare sulla Terra.
"La guerra è stata vinta dai bambini!" dissero le tre sorelle al loro ritorno.
Pace le accolse con gioia e disse : "Durante la vostra assenza è venuta alla luce un'altra sorellina. Venite, vuole abbracciarvi".
Mai i colori della Terra furono meravigliosi come in quel giorno, un giorno da ricordare.
Era nata la Speranza.


più di lunghe analisi o discorsi soliti, una riflessione a partire dai racconti aiuta a pensare al tempo presente e ad operarvi quelle iniziative costruttive di cui tutti avvertiamo la nostalgia...

 


le classiche di FEDRO

IL CORVO E LA VOLPE
Un corvo avendo rubato da una finestra un pezzo di formaggio, si nascose tra le foglie di un albero. Una volpe di passaggio, lo vide, ed iniziò ad adularlo: "Oh che splendore si irradia dalle tue ali, che bel corpo e che bel volto, hai!"
Se io sapessi che la tua voce è perfetta come la tua bellezza, non esagererei se dicessi che nessun uccello ti eguaglierebbe. A quelle parole, il corvo, caduto nel tranello, aprì il becco per fare sentire la sua melodiosa voce, ma ahimè il pezzo di formaggio precipitò direttamente tra gli avidi denti della volpe. Solo allora il corvo si accorse di essere stato ingannato e a nulla valsero i lamenti per riottenere il formaggio già inghiottito dalla furba volpe.
morale: chi si compiace degli elogi altrui troppo adulatori, finisce col pentirsene vergognandosi.


IL CORVO SUPERBO
Un corvo, gonfio di superbia trovò per caso delle penne di un pavone. Abbagliato dalla bellezza delle penne, decise di travestirsi da magnifico pavone, rinnegando i suoi simili.
Lasciato il paese dei corvi si diresse verso quello dei pavoni, ma ben presto fu da questi smascherato e deriso.
Ritornato, a casa , già triste e umiliato, incontrò un corvo un tempo amico, che gli disse :" Per te qui non c'è più posto, ci hai guardato dall'alto in basso senza accettare ciò che la natura ti aveva dato".
Il corvo superbo, rimasto solo e senza amici, fu costretto ad emigrare.
morale: chi desidera essere come non è, e non apprezza ciò che ha , sarà costretto prima o poi a subire umiliazioni e vergogna.


IL LUPO E IL CANE

Un giorno un lupo stremato dalla fame incontrò un cane di bell'aspetto e ben nutrito. Il lupo stupito gli rivolse queste parole: "Come hai potuto, o cane, diventare così forte e robusto, mentre io che sono il lupo muoio di fame ".
Il cane rispose con molta schiettezza: "anche tu potresti godere degli stessi benefici, rendendo ad un padrone un servizio identico al mio", " quale ? ", disse il lupo. Allora il cane: "di giorno fare la guardia alla sua porta e di notte difendere la casa dai ladri" . "Io sono pronto a fare cio', rispose il lupo, la vita che sto conducendo è ben più; patisco neve e pioggia nei boschi, dunque, volentieri ti seguirò per avere una vita più comoda".
Cammin facendo il lupo si accorge che il cane ha il collo segnato e malconcio, allora, gli chiede quale ne sia la causa. Il cane risponde che il padrone lo lega spesso ad una catena perché si abitui a dormire di giorno per vegliare di notte, ma spiega che in cambio ha cibo a sufficienza, bocconcini prelibati e riparo sicuro. Benone "rispose il lupo" , " ma se ti salta in mente di andare in qualche posto, puoi farlo ?". Assolutamente no, "disse con fermezza il cane". A queste condizioni, rispose il lupo, "goditi pure i tuoi privilegi, che io mi tengo lo stomaco vuoto".
morale: la libertà, di tutte le cose, è il bene più prezioso

IL LUPO E LA GRU'
Da alcune ore, un osso, era conficcato nella gola di un lupo. Distrutto dal dolore e pensando che ormai la sua vita fosse finita, comincio' a gridare aiuto promettendo una grossa ricompensa a chi l'avrebbe liberato dall'osso infame.
Molti animali si fecero avanti cercando di estrarre dalla gola del lupo quell'osso maledetto, ma nessuno fu in grado di liberarlo da quel terribile tormento. Convinto dalla grossa ricompensa, si fece avanti una Gru (un uccello) che confidando sul suo lungo collo, riuscì finalmente ad estrarre l'osso.
La gru, esigendo allora la ricompensa che gli spettava si rivolse al lupo, il quale, piuttosto indispettito, rispose: "Cara gru, sei molto ingrata a farmi questa richiesta, quando, in realta', dovresti ringraziarmi per aver tolto la tua testa sana e salva dalla mia bocca, che , tutti gli animali, riconoscono come molto vorace.......
morale: colui che pretende una ricompensa da un disonesto, sbaglia due volte: primo, perche' aiuta persone non degne, secondo, perche' certamente non rimarra' impunito.

IL LUPO E L'AGNELLO
Un lupo ed un agnello, spinti dalla sete, si trovarono per caso in riva ad un ruscello. Piu' in alto, beveva il lupo, molto piu' in basso, l'agnello. Ad un certo punto, il lupo, assai affamato, cerco' dei pretesti per litigare accusando ingiustamente l'agnello di rendergli torbida l'acqua, mentre lui beveva.
L'agnello, tutto impaurito, rispose: "Come posso inquinarti l'acqua che bevi se tu sei piu' in alto di me semmai sara' il contrario........." Allora il lupo, non potendo ribattere, cerco un'altra scusa:" Sei mesi fa, tu mio caro agnello, parlasti male di me...". La povera bestiola, non sapendo piu' cosa fare, con voce tremante rispose:" Ma, ma .....io non ero ancora nato" beh, "allora tuo padre", ribatte' il lupo, parlo' male di me.....e cosi'trovo' la scusa per mangiarsi ingiustamente l'agnellino. morale: anche chi è dalla parte del giusto talvolta non può nulla contro chi è più forte, quindi lascia nel torto colui che sbaglia........

IL NIBBIO E LE COLOMBE
C'era una volta un gruppo di colombe molto veloci e molto furbe..... che avevano piu' volte rischiato la propria vita sfuggendo al loro acerrimo nemico, il nibbio.
Ormai vecchio e stanco delle peripezie delle colombe, il nibbio, cambio' il proprio metodo di caccia, ricorrendo, come spesso capita anche agli uomini, all'inganno e all'ipocrisia.
Radunate le colombe fece loro un discorso: "Non sarebbe meglio, se invece di angosciarVi per la mia caccia, mi eleggeste Vostro Re in modo tale da non temermi piu'...".
Le povere colombe, accettando il patto scellerato, si consegnarono al nibbio il quale una dopo l'altra le divoro'.
Una delle superstiti allora disse: "Ben ci sta se siamo state duramente punite..
morale: guai affidarti alla protezione di un malvagio quando cerchi aiuto, perche' purtroppo troverai solo guai..

L'ALCIONE
L'alcione e'un uccello molto solitario, amante della vita di mare, che nidifica sugli scogli, per sottrarsi, dicono, alla malvagita'dell'uomo. Una volta una femmina, come da tradizione, depose le proprie uova nel nido da lei appositamente costruito su un promontorio picco sul mare. Nonostante le sue premure pero', un giorno, mentre lei era a caccia di cibo per i piccoli, le onde del mare si alzarono a tal punto da raggiungere il nido e da scaraventare i piccoli contro la roccia.
L'alcione allora disperata non si dava pace e in uno dei tanti momenti di sconforto pare abbia detto: "Ho costruito il nido lontano dalla terra e dagli uomini per evitare le loro insidie, ma il mare ahime'….., si e'rivelato ben piu'infido.
morale: anche gli uomini a volte si preoccupano troppo dei loro nemici, senza accorgersi degli amici che, a volte, sono piu'pericolosi...




LA MUCCA, LA CAPRETTA, LA PECORA E IL LEONE
Una mucca, una capretta e una pecora fecero un patto con un leone. Il patto consisteva nel cacciare insieme e dividersi poi la preda. Dopo lunghe ore di corsa e di fatica, stanchi e affamati riuscirono finalmente a catturare un grosso cervo. Il leone ne fece 4 parti e radunati i compagni, desiderosi e smaniosi di divorare la preda, tenne loro questo discorso.

Cari amici io mi prendo la prima parte perché mi chiamo Leone, la seconda parte me la dovete assegnare perché sono il più forte, la terza mi spetta in quanto vostro alleato ed infine guai a chi si azzarda a toccare la quarta.. Fu così che la mucca, la capretta e la pecora rimasero a bocca asciutta, del tutto incapaci di reagire alla malvagia arroganza del leone.
morale: l'alleanza con un potente è cosa quanto mai pericolosa e imprudente.

LA VOLPE DAL VENTRE GONFIO
C'era una volta una volpe che da parecchi giorni era alla ricerca di un po'di cibo... Era ormai sopraggiunta la sera ed un' altro giorno era passato senza che la poveretta fosse riuscita a mangiare...
Sconsolata e demoralizzata ad un certo punto scorse all'interno di una grossa quercia alcuni pezzi di pane ed un po' di ciccia. Senza pensarci due volte spicco' un salto e si introdusse nel pertugio, divorando avidamente tutto il cibo buttato li', probabilmente, da alcuni pastori. Comincio' quindi a lamentarsi e a piangere a dirotto sperando che qualcuno la notasse...
Un'altra volpe che passava li' per caso le chiese come mai tanta disperazione... Alle parole della povera imprigionata la volpe rispose: "Mi raccomando non ti preoccupare, quando sarai tornata magra sara' per te un gioco da ragazzi uscire da quel buco….
morale: il tempo e' la miglior medicina, cosi'dicevano gli antichi

LA STORIA DEL TRONCHETTO

Ogni sera, quando il padre di Nellina rientrava dal bosco, scuoteva la neve dagli stivali e brontolava: «Oh, là là! Che caldo fa, qui! Sembra un forno! Guarda, Nellina, i vetri delle finestre sono tutti appannati! E poi, sempre questo odore di dolci e creme bruciacchiate! Toh, guarda tua madre, coperta di farina dalla testa ai piedi! Che idea che ho avuto di sposare una fornaia!».

Naturalmente la mamma di Nellina non era contenta. I suoi occhi brillavano di collera.
Gridava: «Che cosa? Dolci bruciacchiati? lo? I miei panettoni farciti sono i migliori dei mondo! E poi io faccio delle cose con le mie mani. Tu, grand'uomo, non fai che demolire dei poveri alberi che non t'hanno fatto niente. Guardalo, Nellina, tutto coperto di segatura dalla testa ai piedi!».

Nellina ne aveva abbastanza di questi litigi. Si arrotolava le trecce bionde forte forte intorno alle orecchie e non sentiva più niente.
Ma il papà continuava a gridare: «Questa sedia è tutta appiccicosa. È ancora la tua crema!».
E la mamma urlava: «Crema? ma quale crema: è la resina dei tuoi maledetti alberi. La spiaccichi dappertutto!».

Quella sera, Nellina piangeva nel suo lettino. Amava tanto il papà e la mamma. Ma ora esageravano. Due giorni dopo era Natale e loro non facevano nessuno sforzo per andare d'accordo e passare una bella festa insieme. Il papà si era rifiutato di ridipingere l'insegna della pasticceria. La mamma non aveva voluto rammendare il gilet dei marito.
I grossi lacrimoni di Nellina bagnavano la sua bambola preferita.

Il giorno dopo Nellina raccontò tutto al cugino Gianni.
«Non serve a niente piangere» le disse Gianni. «Devi fare qualcosa. I tuoi genitori ti vogliono bene. Prepara tu la festa. Fabbrica un regalino, addobba la casa e Natale sarà una festa fantastica!».

Nellina tornò a casa di corsa. Aprì le finestre, spazzò fuori farina e segatura. Pulì e lucidò. Decorò la casa con rametti di agrifoglio e carta crespa, aggiustò il gilet del papà e stirò il nastro che la mamma si annodava nei capelli. Poi si disse: «E adesso preparo una bella sorpresa! Almeno a Natale non litigheranno». E mentre mamma e papà erano al lavoro, Nellina preparò la sua sorpresa, ridendo da sola.

Quando il padre rientrò, non riuscì a trattenere un fischio di sorpresa: «Oh, là, là! Che bella casa! E il mio gilet riparato per Natale». La madre a sua volta: «La casa addobbata e il mio nastro lavato e stirato. Che meraviglia!».

Il giorno di Natale, andarono a Messa tutti insieme e poi tornarono per il pranzo. Al momento dei dolce, Nellina portò la sua sorpresa. Mamma e papà aggrottarono le sopracciglia.
La mamma domandò: «Che cos'è? Sembra un tronco d'albero, con la corteccia scura e un po' di neve. È disgustoso!».
Il papà annusò e disse: «Sa di biscotti, cioccolato e zucchero in polvere. È disgustoso!»
Poi, tutto d'un colpo, la mamma scoppiò a ridere e disse: «È un dolce, è per me. Grazie Nellina!»
Il papà scoppiò a ridere anche lui: «È un tronchetto d'albero, è per me. Grazie Nellina!»

Nellina, felice, gridò: «È per tutti e tre. E lasciatene un po' anche per me!».




CONTEMPLAZIONE

La grande ruota della storia
aveva sempre girato in quella direzione:
dalla periferia al centro,
dal piccolo al grande,
il meno al servizio del più,
che non è altro che la legge del più forte,
pesce grosso che mangia quello piccolo.
Così è accaduto nella grande famiglia umana. ..
Quando il figlio di Dio,
quando Gesù è nato,
là, in periferia dei grandi imperi,
alla periferia delle capitali,
fuori anche dalla piccola città, Betlemme,
nella stalla, nella mangiatoia,
la grande ruota della storia
per un attimo si è fermata.
Qualcosa ha cominciato a girare
all'incontrario
o, meglio, nel vero senso della storia,
della storia di una vera famiglia,
nel senso del regno di Dio:
dal centro alla periferia,
dal grande verso il piccolo,
i re Magi verso il bambino della mangiatoia,
il più a servizio del meno,
perchè il piccolo cresca
e si stabilisca così l'uguaglianza
e nell 'uguaglianza la comunione più vera,
come in Dio,
sul modello della Trinità:
comunione di persone uguali e distinte.
Il più grande, l'infinito,
lo troveremo nel piccolo.


IL PETTIROSSO
Nella stalla dove stavano dormendo Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù, il fuoco si stava spegnendo. Presto ci furono soltanto alcune braci e alcuni tizzoni ormai spenti. Maria e Giuseppe sentivano freddo, ma erano così stanchi che si limitavano ad agitarsi inquieti nel sonno.
Nella stalla c'era un altro ospite: un uccellino marrone; era entrato nella stalla quando la fiamma era ancora viva; aveva visto il piccolo Gesù e i suoi genitori, ed era rimasto tanto contento che non si sarebbe allontanato da lì neppure per tutto l'oro del mondo.
Quando anche le ultime braci stavano per spegnersi, pensò al freddo che avrebbe patito il bambino messo a dormire sulla paglia della mangiatoia. Spiccò il volo e si posò su un coccio accanto all'ultima brace.
Cominciò a battere le ali facendo aria sui tizzoni perché riprendessero ad ardere. Il piccolo petto bruno dell'uccellino diventò rosso per il calore che proveniva dal fuoco, ma il pettirosso non abbandonò il suo posto. Scintille roventi volarono via dalla brace e gli bruciarono le piume del petto ma egli continuò a battere le ali finché alla fine tutti i tizzoni arsero in una bella fiammata.
Il piccolo cuore del pettirosso si gonfiò di orgoglio e di felicità quando il bambino Gesù sorrise sentendosi avvolto dal calore.
Da allora il petto del pettirosso è rimasto rosso, come segno della sua devozione al bambino di Betlemme.

 

PREGHIERA

Gesù,
tu sei nato debole
perché io
non abbia mai paura di te.

Sei nato povero
perché io ti consideri
la mia unica ricchezza.

Sei nato piccolo
perché io non cerchi
di dominare gli altri.

Sei nato in una grotta
perché ogni uomo
sia libero di incontrarti.

Sei nato nella semplicità
perché io smetta
di essere complicato.

Sei nato per amore
perché io non dubiti
mai del tuo amore.


LA PECORA 'NERA'

C'era una volta una pecora diversa da tutte le altre. Le pecore, si sa, sono bianche; lei invece era nera, nera come la pece.
Quando passava per i campi tutti la deridevano, perché in un gregge tutto bianco spiccava come una macchia di inchiostro su un lenzuolo bianco: «Guarda una pecora nera! Che animale originale; chi crede mai di essere? ».
Anche le compagne pecore le gridavano dietro: «Pecora sbagliata, non sai che le pecore devono essere tutte uguali, tutte avvolte di bianca lana?».
La pecora nera non ne poteva più, quelle parole erano come pietre e non riusciva a digerirle.
E così decise di uscire dal gregge e andarsene sui monti, da sola: almeno là avrebbe potuto brucare in pace e riposarsi all'ombra dei pini.
Ma nemmeno in montagna trovò pace. «Che vivere è questo? Sempre da sola!», si diceva dopo che il sole tramontava e la notte arrivava.
Una sera, con la faccia tutta piena di lacrime, vide lontano una grotta illuminata da una debole luce. «Dormirò là dentro » e si mise a correre. Correva come se qualcuno la attirasse.
«Chi sei?», le domandò una voce appena fu entrata.
«Sono una pecora che nessuno vuole: una pecora nera! Mi hanno buttata fuori dei gregge».
«La stessa cosa è capitata a noi! Anche per noi non c'era posto con gli altri nell'albergo. Abbiamo dovuto ripararci qui, io Giuseppe e mia moglie Maria. Proprio qui ci è nato un bel bambino. Eccolo!».
La pecora nera era piena di gioia. Prima di tutte le altre poteva vedere il piccolo Gesù.
«Avrà freddo; lasciate che mi metta vicino per riscaldarlo!».
Maria e Giuseppe risposero con un sorriso. La pecora si avvicinò stretta stretta al bambino e lo accarezzò con la sua lana.
Gesù si svegliò e le bisbigliò nell'orecchio: «Proprio per questo sono venuto: per le pecore smarrite!».
La pecora si mise a belare di felicità. Dal cielo gli angeli intonarono il «Gloria».

MESSAGGIO DI TENEREZZA

Questa notte ho sognato che camminavo sulla sabbia accompagnato dal Signore,
e sullo schermo della notte rivedevo tutti i giorni della mia vita.
Per ogni giorno della vita passata,
apparivano sulla sabbia due orme: una mia e una del Signore.
Ma in alcuni tratti vedevo una sola orma
che coincideva con i giorni più difficili:
i giorni di maggior angustia, di maggior paura e di maggior dolore.
Allora ho detto: "Signore,
Tu avevi promesso che saresti stato con me, sempre,
e io ho accettato di vivere con te.
Allora perché mi hai lasciato solo
proprio nei momenti più difficili?".
E lui mi ha risposto: "Figlio mio,
tu lo sai che io ti amo e non ti ho abbandonato mai:
i giorni in cui hai visto solo un'orma sulla sabbia,
sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio".

L'AGRIFOGLIO
Il pastorello si sveglia all'improvviso. In cielo v'è una luce nuova: una luce mai vista a quell'ora. Il giovane pastore si spaventa, lascia l'ovile, attraversa il bosco: è nel campo aperto, sotto una bellissima volta celeste. Dall'alto giunge il canto soave degli Angeli.
- Tanta pace non può venire che di lassù - pensa il pastorello, e sorride tranquillizzato.
Le pecorine, a sua insaputa, l'hanno seguito e lo guardano stupite.
Ecco sopraggiungere molta gente e tutti, a passi affrettati, si dirigono verso una grotta.
- Dove andate? - chiede il pastorello.
- Non lo sai? - risponde, per tutti, una giovane donna. - è nato il figlio di Dio: è sceso quaggiù per aprirci le porte del Paradiso.
Il pastorello si unisce alla comitiva: anch'egli vuole vedere il Figlio di Dio. A un tratto, si sente turbato: tutti recano un dono, soltanto lui non ha nulla da portare a Gesù. Triste e sconvolto, ritorna alle sue pecore. Non ha nulla; nemmeno un fiore; che cosa si può donare quando si così poveri?
Il ragazzo non sa che il dono più gradito a Gesù è il suo piccolo cuore buono.
Ahi! Tanti spini gli pungono i piedi nudi. Allora il pastorello si ferma, guarda in terra ed esclama meravigliato: - Oh, un arbusto ancor verde!
è una pianta di agrifoglio, dalle foglie lucide e spinose.
Il coro di Angeli sembra avvicinarsi alla terra; c'è tanta festa attorno. Come si può resistere al desiderio di correre dal Santo Bambino anche se non si ha nulla da offrire?
Ebbene, il pastorello andrà alla divina capanna; un ramo d'agrifoglio sarà il suo omaggio.
Eccolo alla grotta. Si avvicina felice e confuso al bambino sorridente che sembra aspettarlo.
Ma che cosa avviene? Le gocce di sangue delle sue mani, ferite dalle spine, si trasformano in rosse palline, che si posano sui verdi rami dell'arbusto che egli ha colto per Gesù.
Al ritorno, un'altra sorpresa attende il pastorello: nel bosco, tra le lucenti foglie dell'agrifoglio, è tutto un rosseggiare di bacche vermiglie.
Da quella notte di mistero, l'agrifoglio viene offerto, in segno di augurio, alle persone care.

LA STORIA DEL VISCHIO
Il vecchio mercante si girava e rigirava, senza poter prendere sonno.
Gli affari, quel giorno, erano andati benissimo: comprando a dieci, vendendo a venti, moneta su moneta, aveva fatto un bel mucchietto di denari.
Si levò. Li volle contare. Erano monete passate chissà in quante mani, guadagnate chissà con quanta fatica. Ma quelle mani e quella fatica a lui non dicevano niente.
Il mercante non poteva dormire. Uscì di casa e vide gente che andava da tutte le parti verso lo stesso luogo. Preva che tutti si fossero passati la parola per partecipare a una festa.
Qualche mano si tese verso di lui. Qualche voce si levò: - Fratello, - gli gridarono - non vieni?
Fratello, a lui fratello? Ma che erano questi matti? Lui non aveva fratelli. Era un mercante; e per lui non c'erano che clienti: chi comprava e chi vendeva.
Ma dove andavano?
Si mosse un po' curioso. Si unì a un gruppo di vecchi e di fanciulli.
Fratello! Oh, certo, sarebbe stato anche bello avere tanti fratelli! Ma lui cuore gli sussurrava che non poteva essere loro fratello. Quante volte li aveva ingannati? Comprava a dieci e rivendeva a venti. E rubava sul peso. E piangeva miseria per vender più caro. E speculava sul bisogno dei poveri. E mai la sua mano si apriva per donare.
No, lui non poteva essere fratello a quella povera gente che aveva sempre sfruttata, ingannata, tradita.
Eppure tutti gli camminavano a fianco. Ed era giunto, con loro, davanti alla Grotta di Betlemme. Ora li vedeva entrare e nessuno era a mani vuote; anche i poveri avevano qualcosa. E lui non aveva niente, lui che era ricco.
Entrò nella grotta insieme con gli altri; s'inginocchio insieme agli altri.
- Signore, - esclamò - ho trattato male i miei fratelli. Perdonami.
E proruppe in pianto.
Appoggiato a un albero, davanti alla grotta, il mercante continuò a piangere, e il suo cuore cambiò.
Alla prima luce dell'alba quelle lacrime splendettero come perle, in mezzo a due foglioline.
Era nato il vischio.

Una storia per pensare...
Due semi si trovavano fianco a fianco nel fertile terreno. Il sole generosamente donava i suoi benefici raggi alla terra già abbondantemente ricca d'acqua e invitava tutta la natura ad aprirsi festosa alla vita.
Il primo seme disse: "Vorrei crescere! Vorrei spingere le mie radici in profondità nel terreno sotto di me e fare spuntare i miei germogli oltre la crosta della terra sopra di me. Vorrei dispiegare le mie gemme tenere come bandiere per annunciare l'arrivo della primavera. Vorrei conoscere